Come valorizzare il patrimonio di competenze e collaborazioni costruito attraverso il PNRR e trasformarlo in nuove opportunità di ricerca e innovazione? È una delle sfide che accompagnano l’evoluzione della Fondazione FAIR. Ne parliamo con Marta Rapallini, Program Manager di FAIR e dirigente tecnologa del CNR, in occasione della Borsa della Ricerca 2026.
Al centro dell’intervista, il valore della rete scientifica nazionale, il rapporto tra ricerca avanzata sull’intelligenza artificiale e sistema produttivo e le prospettive di sviluppo della Fondazione oltre il PNRR. Un passaggio importante di questo percorso è rappresentato dai Poli di Innovazione SINTESI e AI4Nature, attualmente in fase di realizzazione, attraverso i quali FAIR sta contribuendo a sviluppare nuove opportunità di collaborazione tra ricerca e imprese.
Partiamo da una breve presentazione: come racconterebbe FAIR a un’impresa che ancora non la conosce?
« FAIR, Future Artificial Intelligence Research, è una Fondazione nata nell’ambito del PNRR per promuovere la ricerca di eccellenza sull’intelligenza artificiale e rafforzare il contributo italiano allo sviluppo di questa tecnologia strategica. Il Partenariato Esteso FAIR ha coinvolto 136 organizzazioni, tra cui 53 università ed enti di ricerca e 83 imprese, mobilitando oltre mille ricercatori. Il lavoro svolto ha prodotto più di 3.400 pubblicazioni scientifiche, centinaia di software open source e dataset aperti: risultati che testimoniano la qualità e l’ampiezza dell’attività scientifica realizzata».
«Oggi la Fondazione si trova in una fase diversa. L’obiettivo non è riprodurre il Partenariato Esteso, ma mettere a frutto l’esperienza acquisita e il patrimonio di conoscenze sviluppato, promuovendo nuove iniziative scientifiche e tecnologiche. A un’impresa presenterei quindi FAIR come una Fondazione che ha le proprie radici nella ricerca scientifica e che intende mettere questa esperienza al servizio di nuove sfide tecnologiche».
Per un’impresa che vuole innovare attraverso l’intelligenza artificiale, quale valore aggiunto può offrire una rete nazionale di ricerca come quella costruita da FAIR?
«La differenza principale è la possibilità di confrontarsi con chi non si limita a utilizzare l’intelligenza artificiale, ma contribuisce a svilupparne i modelli, le metodologie e le tecnologie. In molti casi, un percorso di innovazione può partire dall’adozione o dall’adattamento di tecnologie già disponibili. Esistono però problemi per i quali le soluzioni consolidate non bastano: servono approcci nuovi, competenze specialistiche e talvolta una vera attività di ricerca».
«È in questi casi che una rete scientifica nazionale può offrire un contributo particolare. La sua dimensione interdisciplinare permette di combinare prospettive differenti e affrontare questioni che richiedono, per esempio, competenze di apprendimento automatico, modellazione, sicurezza e conoscenze specifiche del settore applicativo. Per un’impresa, il valore non consiste quindi soltanto nell’accedere a competenze qualificate, ma nella possibilità di esplorare percorsi di innovazione che potrebbero non essere alla portata delle risorse interne o delle soluzioni presenti sul mercato».
Come può FAIR trasformare le competenze della propria rete scientifica in nuove opportunità di collaborazione con le imprese e quali strumenti sta sviluppando in questa direzione?
«Un primo passaggio è riconoscere che non tutte le sfide tecnologiche richiedono lo stesso tipo di intervento. In alcuni casi occorre superare un innovation gap: le conoscenze e le tecnologie esistono già, ma devono essere adattate, integrate o portate in un contesto applicativo. In altri casi emerge un research gap: il problema pone interrogativi ancora aperti e richiede lo sviluppo di nuove conoscenze scientifiche. Questa distinzione è importante perché il confronto con le imprese può generare non soltanto applicazioni, ma anche nuove domande di ricerca».
«È in questa prospettiva che stiamo sviluppando FAIRHUB, un modello pensato per far emergere temi di interesse comune dall’incontro tra competenze scientifiche, bisogni e sfide tecnologiche, e tradurli in iniziative condivise. FAIR può contribuire mobilitando la propria rete, promuovendo partenariati e proposte nazionali ed europee e favorendo la valorizzazione dei risultati scientifici. Il nostro ruolo non è sostituirci alle università, agli enti di ricerca o agli operatori del trasferimento tecnologico. È creare le condizioni perché competenze complementari possano convergere su iniziative che, per complessità o dimensione, difficilmente nascerebbero dall’azione isolata dei singoli soggetti».
SINTESI e AI4Nature sono i due Poli di Innovazione che FAIR sta contribuendo a realizzare. Quali sfide affrontano e quale contributo possono dare al rafforzamento del rapporto tra ricerca e imprese?
«SINTESI e AI4Nature sono due progetti avviati nell’ambito del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021–2027, che vedono FAIR collaborare con altri importanti ecosistemi nazionali. SINTESI, sviluppato insieme a SERICS, riguarda i sistemi cyber-fisici intelligenti e sicuri, con applicazioni nella sanità, nell’industria e nella società. AI4Nature, realizzato con il National Biodiversity Future Center, si concentra invece sull’impiego dell’intelligenza artificiale per affrontare il rischio ambientale e il ripristino della biodiversità».
«Sono due ambiti molto diversi, accomunati dalla necessità di integrare ricerca sull’IA e conoscenze specialistiche di altri settori. Per FAIR, il loro interesse è anche metodologico. I Poli permetteranno di sperimentare sul campo modalità di collaborazione tra organizzazioni scientifiche, imprese e altri attori dell’innovazione, verificando quali strumenti e forme di coordinamento risultino più efficaci. L’obiettivo è imparare da queste esperienze e individuare modalità di lavoro che possano essere consolidate, adattate e replicate in altri contesti. In questo senso, SINTESI e AI4Nature rappresentano anche un primo banco di prova per alcune delle funzioni che intendiamo sviluppare attraverso FAIRHUB».
Guardando oltre il PNRR, quali condizioni dobbiamo creare perché il rapporto tra ricerca e imprese abbia continuità?
«ll PNRR ha reso possibile un investimento straordinario nella ricerca italiana. Ora dobbiamo evitare che la conclusione di quella stagione coincida con la dispersione delle capacità costruite. La prima condizione è mantenere viva la collaborazione scientifica, senza considerare conclusa una rete soltanto perché termina il programma che ne ha sostenuto la nascita. La seconda è saper trasformare le relazioni esistenti in nuove iniziative, anche attraverso programmi nazionali ed europei. Questo richiede una capacità progettuale continuativa: individuare priorità condivise, costruire partenariati credibili e mobilitare le competenze necessarie».
«C’è poi una condizione altrettanto importante, che riguarda la sostenibilità. Per FAIR significa consolidare le funzioni essenziali della Fondazione e sviluppare progressivamente nuove attività, tenendo conto delle opportunità, della domanda e delle risorse effettivamente disponibili. È un’impostazione che punta a mantenere una struttura solida nelle funzioni, ma proporzionata alle attività che è in grado di sostenere. La vera sfida, quindi, non è semplicemente dare seguito ai progetti del PNRR, ma fare in modo che le competenze e le relazioni costruite diventino la base per nuove iniziative scientifiche, capaci di attrarre risorse e produrre risultati anche negli anni a venire».



